COMUNICAZIONE DEL SINDACO del 25.03.2020

COVID-19

Oggi sono venuta a conoscenza da una fonte non ufficiale di un caso di contagio al CPR di Gradisca.

Immediatamente mi sono attivata per contattare il Prefetto di Gorizia, che mi ha confermato la notizia alle ore 13 circa.
Il fatto è il seguente: un detenuto, arrivato al CPR il 19 marzo dalla Lombardia, è risultato positivo ieri (o l’altro ieri) al tampone per Covid19.

Il Prefetto mi ha informato che il detenuto è stato posto in isolamento fin dall’arrivo in struttura e che sono stati messi in atto accorgimenti per evitare i contatti con il personale.

Su questo argomento intendo precisare che:

- Fin dall’inizio dell’emergenza ho chiesto alla Prefettura notizie in merito alla gestione della situazione presso le due strutture governative (CARA e CPR)

- Mi è stata inviata in data 18 marzo 2020, per il tramite della Prefettura, una nota dell’Ente gestore EDECO in merito alle azioni di contrasto alla diffusione del coronavirus presso il CPR di Gradisca

- Sulle azioni di contrasto messe in campo al CARA mi è stata fornita informazione verbale in particolare sulla limitazione delle uscite degli ospiti

- Tuttora NON MI VIENE FORNITO né dall’Azienda sanitaria né dalla Protezione civile regionale L’ELENCO DEI CASI POSITIVI SUL TERRITORIO GRADISCANO cosicché le notizie che posso avere a riguardo sono sempre frammentarie e non ufficiali

-Parimenti non sono messa a conoscenza come autorità sanitaria locale dei casi di quarantena sul mio territorio

Nei giorni scorsi assieme a diversi colleghi sindaci, anche tramite ANCI, ho manifestato l’esigenza che in questa fase così delicata sotto il profilo sanitario e di tenuta dell’equilibrio delle comunità, i sindaci siano messi in condizione di gestire appieno l’emergenza. Ribadisco che è necessario un nostro maggior coinvolgimento con una informazione trasparente e disposizioni chiare e applicabili. Siamo noi sindaci, in questo frangente, a dover rispondere in prima persona ai cittadini, a tutti i loro dubbi e timori e alle loro necessità di assistenza. Finora lo abbiamo fatto con grande sforzo, impiegando il nostro tempo e le nostre energie assieme a quelle dei volontari e del nostro personale che ha lavorato in una situazione difficile, se non altro perché mai sperimentata finora.

Comprendo i ritardi e qualche disfunzione del sistema, ma chiedo il riconoscimento del nostro ruolo di autorità sanitaria locale e delle nostre responsabilità verso le comunità che amministriamo. Credo che almeno il sindaco, pur tutelando l'identità del malato, debba ottenere tutte le informazioni necessarie per poter attivare un sostegno e un controllo efficace sul proprio territorio.

In questo caso particolare, non posso che sottolineare come ancora una volta ciò che ruota attorno all’istituzione CPR è mantenuto riservato e fuori dal controllo pubblico.

Già il 13 marzo le associazioni e gli avvocati del settore avevano chiesto al Ministro, alle Prefetture e alle Questure di tutta Italia di bloccare gli ingressi nei CPR nella attuale situazione di emergenza sanitaria. Destava infatti particolare preoccupazione la condizione di queste strutture, dove un numero elevato di persone vive in condizioni di promiscuità e dove non è facilmente ipotizzabile l’applicazione delle misure previste dalle disposizioni (distanze, misure igieniche, mascherine).

I CPR, inoltre, sono frequentati quotidianamente da persone che vivono all’esterno (personale delle forze di polizia, degli enti gestori, mediatori, giudici e avvocati) con conseguente pericolo per loro e i loro famigliari di diffusione del contagio.

Preso atto delle rassicurazioni del Prefetto di Gorizia in merito alle precauzioni adottate, all’isolamento del detenuto fin dal suo arrivo nel CPR di Gradisca, non ho potuto che esprimergli tutta la mia preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare, per i pericoli nei confronti dei detenuti e dei lavoratori, e chiesto d’ora innanzi la massima trasparenza nella comunicazione alla comunità gradiscana dei casi di contagio nonché la vigilanza dell’Azienda sanitaria sulla efficacia del protocollo attivato nella struttura.

Linda Tomasinsig